La recente uccisione di numerosi lupi nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, avvenuta attraverso l’uso di bocconi avvelenati, è ancora in fase di un approfondito accertamento.
Gli inquirenti, come è noto, hanno avviato subito le indagini per individuare i responsabili, senza escludere alcuna ipotesi.
Al momento, il quadro investigativo resta aperto: si va da possibili azioni di bracconaggio o ritorsioni legate a scenari più complessi
Tra le piste al vaglio vi è anche quella di dinamiche riconducibili alla cosiddetta “mafia dei pascoli”, legata all’ottenimento di fondi della Politica Agricola Comune, dove il controllo dei terreni rappresenta un fattore chiave. E sembrerebbe -secondo indiscrezioni -che da fuori regione vi siano stati dei soggetti che abbiano tentato di acquisire dei terreni ricevendo il diniego delle amministratori locali.
Secondo questa prospettiva, l’episodio potrebbe configurarsi non solo come un atto contro la fauna selvatica, ma anche come un gesto dimostrativo e intimidatorio.
I primi a sollecitare l’individuazione degli autori sono gli allevatori del territorio che conducono scrupolosamente e a norma di legge le aziende zootecniche. Nelle scorse settimane hanno subito attacchi violenti sui social perché “incriminati” di azioni che non gli appartengono e che respingono sdegnati.
Le autorità competenti stanno seguendo diverse piste con l’obiettivo di chiarire la matrice dell’evento in un contesto che resta complesso e in evoluzione.

















