E’ una sera particolare quella che abbraccia il Caruso venerdì 22 maggio. Il cielo è terso, le nuvole che nel pomeriggio sembravano voler asserragliarsi per una nuova e improvvisa rappresaglia, si sono arrese. Adesso, quello che si legge è un contrappunto stellato, perfetto, reso tremolante dal vento che, incessante, ci scompiglia i capelli e rende equilibri e visioni non incerte, ma forse traballanti, un po’ come avviene nei sogni. Perché nei sogni i contorni non sono mai definiti, ci sono cento sfumature a trasformare la linea sicura in qualcosa di sfocato e, pertanto, di affascinante.

Certo è una sera da sogno. I telescopi montati a bordo piscina somigliano a fenicotteri di metallo, e il loro “ becco” oblungo e mobile, punta verso il buio vedendo cose che noi possiamo solo immaginare, ipotizzare, traiettorie celesti, scure e misteriose, ricami a cui affidiamo sogni, speranze, desideri. E’ la sera delle stelle al Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, grazie al talento, alla passione e alla professionalità dei ragazzi di AstroCampania, associazione presieduta da Massimo Corbisiero e composta per l’occasione da Giuseppe Ruggiero, Simeone Pendolo, Alfredo Castravelli e sua moglie Francesca.
Che ci sia passione nel loro modo di lavorare, di concedere generosamente uno sguardo che punta all’infinito, è subito percepibile. Non sono mai stanchi, mai inattivi, accolgono sorridenti i bambini che si sporgono e quasi si aggrappano ai telescopi per spiare il cielo, aiutano gli adulti con una sedia comoda che ne possa agevolare l’avvistamento. Attendono per bere un sorso di vino, per assaggiare qualcosa, sono piuttosto io a preoccuparmi che prendano posto alla cena della Ditirambo Night che inaugura la stagione 2026 con il titolo emblematico di Per Aspra ad Astra.
Ci
sono i carciofini di Franco Vastola di Pastum, ci sono la soppressata e i salumi tipici cilentani di Raffaello Palladino, c’è la musica del maestro Angelo Loia e del suo ensemble, ci sono l’entusiasmo incontenibile della nostra General Manager Iolanda Mansi, dell’Executive Chef Armando Aristarco che cura il menù con il collega Christian Di Sario, l’energia di Maria Teresa Scarpa, sindaco di Gioi Cilento e trait d’union di questa avventura che dura ormai da 4 anni.
sono i carciofini di Franco Vastola di Pastum, ci sono la soppressata e i salumi tipici cilentani di Raffaello Palladino, c’è la musica del maestro Angelo Loia e del suo ensemble, ci sono l’entusiasmo incontenibile della nostra General Manager Iolanda Mansi, dell’Executive Chef Armando Aristarco che cura il menù con il collega Christian Di Sario, l’energia di Maria Teresa Scarpa, sindaco di Gioi Cilento e trait d’union di questa avventura che dura ormai da 4 anni.I ragazzi di AstroCampania, custodi di un mondo che ci sovrasta e di cui conosciamo poco, restano lì, imperterriti, nonostante il vento, pieni di aneddoti e storie da raccontare, con il laser invitano a guardare oltre, a puntare Antares, poco prima a seguire il movimento ipnotico di una stazione spaziale che attraversa agile il cielo come una formichina buia.
C’è tanto vento, gli ospiti del Caruso accorrono e per tutti c’è un pianeta, c’è una costellazione, c’è un modo per afferrare l’infinito. E’ una sera particolare, l’ho già detto, ma perché non riesco a trovare un aggettivo che contenga tutte le emozioni, tutta la meraviglia. I ragazzi di AstroCampania hanno deciso che andranno avanti fino a mezzanotte. Fino a quando ci saranno occhi pronti a stupirsi. Perché è quella l’ora delle fiabe che incontrano la realtà, ce l’hanno insegnato sin da bambini.
E in fondo Giuseppe, Simeone, Alfredo e Francesca hanno fatto proprio questo: ci hanno regalato una favola. Ci hanno insegnato che la vita è immensamente più bella di quella che immaginiamo, che l’Universo è perfezione assoluta, immensa, quasi spaventosa. Poco dopo le ventitré anche io posso indirizzare il mio sguardo verso la luna. Mi dicono di osservare i crateri, la linea del terminatore. Mi indicano dove è atterrata la prima missione. Adesso non riesco a parlare davvero.
C’è solo silenzio. Quello stesso che si deve provare lassù, oltre l’atmosfera. Di cose che sono eterne, che scivolano, esplodono o rinascono, di cose inghiottite o luminose, di superfici, di sole, di crescente e calante. Mi commuovo. Sentirsi piccoli è quasi d’obbligo. O forse no. Perché siamo qui grazie a loro, con gli occhi persi nel cielo che mai ci ha detto tanto. E che mai forse lo rifarà allo stesso modo.
Emilia Filocamo



















