Sposando pienamente la protesta promossa dal tifo organizzato della Curva Nord “Michele Scorrano”, anche noi, magnificamente dissociati da quei falsi e manipolati valori promossi dal calcio moderno, quale artefatto gioco sempre più lontano dal primigenio spirito che lo ha reso sacro e popolare, riproponiamo oggi e sempre, la nostra critica già espressa nella passata stagione:
«Una forma di dissenso che va oltre una semplice partita di calcio, ma che affonda le sue radici nel sacro temenos dedicato alla giustizia sociale, in quel liturgico recinto consacrato al culto dei valori fondamentali della democrazia come la sovranità popolare, un basilare principio che, oggi, si cerca sempre più di svuotare del suo significato più autentico. La diserzione dai gradoni della quasi totalità delle tifoserie organizzate dei tre gironi della Serie C è dovuta alla presenza delle squadre B, formazioni di paglia, appendici cancrenose dei grandi e milionari club di Serie A, che non solo vengono proiettate d’autorità direttamente nella terza serie nazionale, saltando di fatto tutta la trafila a cui tutte le altre società calcistiche sono invece chiamate rigorosamente a scalare ma, soprattutto, cosa più grave, sottraggono, anno dopo anno, sempre più posti a città capoluogo o semplici province che rappresentano da sempre il vero calcio italiano.
Una forzatura, così come tante altre, avallata e favorita dalla Federazione, le cui scelte, unilaterali e per noi anche molto discutibili, stanno portando il gioco più bello del mondo al suo inesorabile tramonto. Un Calcio sempre più asservito alle potenti lobby affaristiche e sempre più lontano dalla gente.
Pertanto, solo curando la cecità nei confronti di queste insopportabili prevaricazioni si potranno comprendere le ragioni più nobili di questo grido di ribellione contro la conformità, di questo invito a non rimanere indifferenti e non di certo per far mancare il proprio incondizionato amore e il proprio inesauribile sostegno alla squadra del cuore».

Tenendo fede al diritto-dovere di cronaca riguardante l’avvenimento sportivo, il Campobasso, dopo le due ultime urticanti sconfitte, torna finalmente alla vittoria.
E non poteva trovare luogo migliore per uscire dall’oscurità dove stava precipitando, contro l’Atalanta U23 nella città del grande Caravaggio.
Seguendo i canoni estetici del grande artista, che rifiutava i modelli idealizzati, i nostri ragazzi sono stati soggetti perfetti quali protagonisti reali del grande quadro della partita.
Infatti, come nella pittura di Michelangelo Merisi da Caravaggio, i nostri, prima sono stati avvolti dall’oscurità dello svantaggio subito al 23′ da De Nipoti, che ha infilzato troppo facilmente la nostra linea difensiva, dopo sono stati investiti da due fasci di luce taglienti.
Due bagliori improvvisi che hanno fermato le reti rossoblù in precisi momenti collocati nel tempo e nello spazio.
Nel dipinto realizzato da Caravaggio, il chiaroscuro è parte strutturale della partita, squarciato solo dalle due pregevoli pennellate realizzate dal redivivo Bifulco al 37′ (voto 6,5), migliore tra i nostri, e da Coccia al 58′ (voto 6), che ha completato la rimonta.
Sono diversi i punti di forza che vogliamo sottolineare nella gara disputata del Campobasso (voto 6,5): non essersi smarrito al momento dello svantaggio; aver continuato a giocare una gara con muscolo ed equilibrio; aver colpito l’avversario in maniera cinica e autorevole; aver sopportato con ordine la reazione di una buona Atalanta.
Qualità tornate a farsi notare con il rientro in panca di mister Mangia (voto 6), sarà un caso? Al risultato delle prossime gare l’ardua sentenza.
A partire da mercoledì sera, quando il Lupo al “Molinari” incrocerà i guantoni contro il Latina, nella gara valevole per gli Ottavi di Finale della Coppa Italia di Serie C. Unico obiettivo, vincere.
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