L’esercito tedesco aveva preso possesso, fin alla metà di settembre, pochi giorni dopo la dichiarazione
dell’Armistizio, dei paesi che si trovavano allineati sulla linea Gustav e dei quali Roccaraso si trovava nella posizione altamente strategica, quale punto di passaggio diretto verso il nord della strada statale e della linea ferroviaria. Nessuno sapeva che l’anno precedente e dalla primavera all’estate del ’43 diversi topografi tedeschi avevano rilevato nascostamente il territorio in vista delle future, dunque già preordinate, operazioni belliche lungo quella linea. Ecco perché fu una occupazione repentina nella dislocazione della truppa, degli armamenti e dei minamenti.
Mio zio Tommaso e Leopoldo Valentini, appena ventenni, erano stati catturati dai soldati e portati insieme a tanti altri abitanti del posto e ad altri deportati dai paesi vicini, a compiere i lavori di sterramento per creare una barriera naturale lungo il tratto iniziale della Statale 84 Frentana, sotto Rivisondoli.
Era profonda un paio di metri e doveva servire, in caso dello sfondamento della linea Gustav da parte degli Alleati, a bloccare il passaggio carri armati e autoveicoli vari. Quel 30 di ottobre c’era un’aria diversa, i soldati erano più esigenti non tolleravano distrazioni e controllavano i lavori in maniera maniacale.
Se n’erano accorti tutti, quando all’improvviso si udì il rombo dei motori di alcuni caccia che in picchiata da sopra la stazione ferroviaria di Rivisondoli iniziarono a mitragliare la statale. Gli operai fecero appena in tempo a infilarsi appiattiti nella lunga buca che stavano realizzando e per fortuna nessuno fu colpito, neppure i soldati. Ad un tratto si udì uno scoppio violento e distruttivo. Si girarono tutti verso Roccaraso e capirono che l’albergo Reale era saltato in aria; poi scoprirono che non erano stati i caccia a colpirlo, ma i tedeschi che lo avevano minato alle fondamenta.
Avevano appena avuto il tempo di riprendersi dallo spavento del mitragliamento e dallo stupore dello scoppio che arrivò lungo la strada un’automobile scoperta dove in piedi c’era un ufficiale tedesco, con fare austero, e in mano un bastone che terminava con un rivestimento d’argento. Al suo passaggio i soldati si erano messi sull’attenti. Quell’ufficiale era nientemeno che il feldmaresciallo Albert Kesselring; proveniva da Palena ed era in perlustrazione per controllare quell’opera mastodontica, frutto della sua abilità militare che aveva immaginato per rallentare la risalita degli Alleati lungo la Penisola.
Kesselring si stabilì nel villino d’Avalos per trascorrere la notte. Era questo la sede del 1° reggimento dei Paracadutisti tedeschi della 1^ divisione Heidrich, di stanza nell’albergo Di Vito di Pescocostanzo. L’Intelligence alleata aveva scoperto questa visita e avevano predisposto di sganciare sul villino uno spezzone d’aereo, nell’evidente intento di ammazzare il Feldmaresciallo.
In quei giorni erano arrivate da Napoli tante famiglie facoltose, fuggite per evitare i bombardamenti che gli Alleati compivano sulla città. Alloggiavano in appartamenti che avevano affittato per l’estate e da poco lasciati, non immaginando quello che sarebbe successo dall’otto di settembre. Mentre la famiglia Mori era proprietaria di una villa ai margini della ferrovia di Roccaraso.
Quella mattina, come del resto facevano da un po’ di giorni il piccolo Claudio Mori e la sorellina, venivano accompagnati dalla balia Palmira Mattacola a fare una passeggiata in paese, praticamente tra i soldati affaccendati nelle loro operazioni e che fino
a quel momento si erano mostrati clementi con la popolazione. Solo il giorno dopo apparve il manifestino, apposto in ogni dove, che informava i roccolani dell’obbligo di sfollare dal paese per recarsi nella Valle Peligna, ormai Roccaraso era diventato territorio di guerra.
I tre si trovavano sul viale, proprio all’altezza del villino d’Avalos, quando con un rumore assordante arrivarono due caccia che sganciarono due spezzoni. Il villino non fu colpito, perché uno spezzone andò oltre, mentre l’altro cadde tra il piccolo fabbricato e la strada; lo spostamento d’aria distrusse la porta e le finestre esplosero riducendo in mille pezzi i vetri. Il piccolo Claudio e la balia furono dilaniati dalle schegge, mentre la sorellina fu protetta dal corpo della Mattacola. Morirono all’istante e si salvò così fortunosamente la sorellina.
Il bambino e la sua balia furono portati nell’ambulatorio comunale e poi seppelliti vicino alla chiesa di san Rocco per essere trasferiti nel dopoguerra nella città Partenopea. La famiglia volle porre all’interno della chiesa un angelo in marmo che sovrasta una lapide dove sono scritti loro nomi. Questi furono i primi morti causati dalla guerra a Roccaraso e al rientro dallo sfollamento una strada centrale del paese fu intitolata a Claudi Mori.
Ugo Del Castello


















