È questo il semplice risultato di garanzia al finanziamento dell’opera da 48 milioni di euro che consentirà, ma non potrà obbligare a chiudere le due strade di accesso all’Aremogna per andarci solo a sciare. E sì, perché senza la neve i turisti, quelli veri, su all’Aremogna ce li dovremmo mandare per sentieri e natura da apprezzare, non appesi a una fune.
E così è salita la protesta degli albergatori, i quali sono stati convocati in Comune in un momento di estrema difficoltà dell’industria dell’ospitalità roccolana e hanno appreso di dover richiedere ai loro ospiti un’Imposta di soggiorno sensibilmente aumentata.
È in corso perciò una protesta che si rivela inutile, perché l’amministrazione comunale andrà avanti imperterrita, certa del suo magnifico progetto, atto a risollevare le sorti di questa problematica località turistica, nota per la sua preminente attività sciistica. Non è sufficiente affermare che le prenotazioni in corso o già definite, subendo un ulteriore aggravio dei prezzi, potrebbero andarsi a far benedire in altro luogo più ospitale. Le ragioni sono ben altre, conosciute, non seriamente affrontate e quindi altamente penalizzanti.
Quella degli albergatori, guidati dal loro rappresentante, come tutte le proteste, per poter ottenere un risultato positivo avrebbe dovuto contenere in contrapposizione una proposta completa, concreta, possibile e per di più “auspicabile” su cui discutere, per obbligare l’ente supremo a recuperare la parte piuttosto consistente di un’altra imposta alla quale il Comune scientemente rinuncia ormai da troppo tempo; spesso approvando residenze che normalmente ed è risaputo da tutti, si rivelano fittizie e quindi consentono di evadere, praticamente in maniera autorizzata, l’imposta principale che si riscuote per la vita dell’ente e che quindi si dovrebbe riscuotere in toto: è l’Imposta Municipale sugli Immobili. E qui, tra l’altro entra in ballo anche lo Stato, al quale non si consente di riscuoterne la sua parte e neppure le imposte legate all’acquisto delle seconde case.
La semplicistica proposta emersa nella riunione di un po’ di giorni fa, di sostituire l’aumento comunicato/obbligato dell’Imposta di soggiorno con un’Imposta di scopo, per poi eliminarla a operazione di garanzia conclusa, è una stravaganza impositiva e contabile che non solo produrrebbe la mancanza di fondi all’uopo costituiti, ma procurerebbe un deficit irrimediabile, che diventerebbe passibile di censura grave da parte della Corte dei Conti, con tutte le conseguenze del caso, anche di natura personale per le responsabilità di propria competenza.
Chi si vuole erigere a voler “ribaltare” la precaria situazione locale politica e dell’industria turistica dovrebbe avere innanzitutto una visione chiara delle norme che caratterizzano la gestione della cosa pubblica, le quali tendono a fissare il percorso ritenuto ideale ed adeguato a sostenerla. Tale è la volontà espressa dall’Amministrazione comunale.
E poi, nella discussione più ampia che si è generata per via della realizzazione dell’onerosa e terza via di accesso all’Aremogna, non si dovrebbe sottrarre dall’obbligo si esplicitare, come cittadino e rappresentante della principale attività di ospitalità, di mettere in discussione la bontà dell’opera, che se pur nella grande agevolazione del finanziamento per la sua costruzione (PNRR), produrrebbe un deficit costante ed esorbitante di gestione per le finanze comunali.
Andare a verificare, a tal proposito il Piano economico di gestione dell’impianto sarebbe opera imprescindibile doverosa e meritoria, prima di ogni proclama difensivo di categoria.
Giunti così al termine di ogni corretta valutazione bisogna inevitabilmente aggiungere la “Spada di Damocle” costituita dalla continua e ormai cronica mancanza di neve, nonché la carenza dei migliori servizi a corredo dell’attività sciistica, che hanno portato a una sensibile riduzione della frequenza degli sciatori e dei turisti in genere. In sintesi, i giorni di utilizzo dell’impianto a pieno ritmo sono esigui e quindi non sufficientemente remunerativi per giustificare un’opera del genere.
Ugo Del Castello
















