
Lo smottamento più grave è certamente quello in località Codalunga alle porte di Agnone che ha quasi compromesso una casa. “Sicuramente abbiamo oltre dieci milioni di euro di danni nel territorio di Agnone e direi oltre trenta nella provincia” ci dice il sindaco Daniele Saia.
“Il maltempo – riprende il Sindaco di Agnone- ha colpito duramente il nostro territorio, tra frane e strade interrotte. La montagna ha mostrato tutta la sua vulnerabilità quando la natura ha scaricato in poche ore una forza che nessuno ha potuto fermare”.
Ma le parole di Daniele Saia, proprio mentre sta per partecipare alla processione del Venerdì Santo diventano di sfogo, riflessione ed analisi.

“Siamo fragili, sì. Eppure siamo anche altro. Siamo una comunità abituata a resistere, a stringere i denti. Una comunità abituata ad alzarsi la mattina e lavorare in un posto in cui altri vedono solo difficoltà. Ma la resilienza non può diventare l’alibi del Governo per il nostro abbandono.
Perché ai più fragili non si chiede di farcela da soli, ma si garantisce loro sostegno. È questo che fin da piccolo mi è stato insegnato ed è questo che uno Stato che si definisce tale dovrebbe fare. Non solo durante le emergenze, quando su di noi si accendono le luci delle telecamere, ma anche nelle scelte di tutti i giorni”.
Uno sfogo quello Del sindaco che ha iniziato il suo mandato col covid ed ora lo termina fra frane e smottamenti.
“Negli anni siamo stati abituati al contrario: tagli alla sanità, tagli alla mobilità, tagli alla manutenzione. Risorse scarse per territori vasti e complessi. E così, di giorno in giorno, la fragilità è aumentata.
La domanda allora è questa: che Paese vogliamo essere? Uno di quelli che aiuta anche i cittadini più fragili o uno di quelli che lascia indietro gli svantaggiati? La risposta, credo, c’è già. Risiede nella nostra Costituzione che ci vuole tutti uguali, in un principio di equità sostanziale. E allora, se lo Stato vuole essere all’altezza della sua Carta fondamentale, dimostri di esserci”.













