Un grido d’allarme e una proposta concreta di riforma. È quello lanciato da Nunzio Marcelli, presidente del Consorzio di tutela dell’Agnello del Centro Italia IGP, che ha indirizzato una lettera alla Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia per denunciare le criticità nella gestione dei pascoli appenninici e avanzare soluzioni operative.
Al centro della missiva, la crescente distanza tra le norme vigenti e la realtà climatica ed economica vissuta dagli allevatori. Negli ultimi decenni, infatti, l’Appennino è stato interessato da mutamenti significativi: meno neve, stagioni vegetative anticipate e più lunghe, maggiore variabilità climatica. Un quadro che ha modificato profondamente i tempi e le modalità di utilizzo dei pascoli.
Secondo Marcelli, il problema principale risiede nell’applicazione rigida del Regolamento Pascoli, costruito su presupposti climatici ormai superati. Le date fisse di monticazione e demonticazione non tengono conto dello stato reale della vegetazione, generando situazioni paradossali: allevatori sanzionati pur in assenza di danni ambientali o al cotico erboso.
“Gli organi di controllo si trovano costretti ad applicare sanzioni anche quando non esiste un impatto negativo sul pascolo”, evidenzia il presidente. Una rigidità normativa che, oltre a penalizzare le aziende zootecniche, rischia di scoraggiare la gestione attiva del territorio.
Parallelamente emerge un’altra criticità: l’uso dei pascoli finalizzato esclusivamente alla percezione dei premi della Politica Agricola Comune (PAC). In questi casi, denuncia Marcelli, manca una reale attività pastorale e spesso anche gli interventi di manutenzione e miglioramento. Una distorsione che penalizza chi lavora realmente sul territorio e compromette la qualità del patrimonio pascolivo.
La lettera non si limita alla denuncia, ma propone una revisione strutturata del Regolamento Pascoli articolata in diversi punti chiave:
- Riconoscimento formale del cambiamento climatico, come base interpretativa delle norme;
- Maggiore flessibilità nei periodi di pascolamento, legata a indicatori oggettivi come lo sviluppo del cotico erboso e la portanza del suolo;
- Valutazione tecnica del danno, evitando sanzioni automatiche in assenza di impatti reali;
- Principio di proporzionalità, privilegiando diffide e strumenti correttivi rispetto alle sanzioni economiche immediate;
- Contrasto agli usi speculativi, subordinando l’accesso ai pascoli alla dimostrazione dell’effettiva attività zootecnica.
Particolarmente rilevante è la proposta di introdurre un obbligo di reinvestimento dei fondi PAC: tra il 20% e il 30% dei contributi percepiti dovrebbe essere destinato al miglioramento dei pascoli, attraverso interventi come recinzioni, sistemi idrici, manutenzione delle piste e recupero del cotico erboso.
Il piano prevede anche l’istituzione di un sistema di monitoraggio annuale coordinato a livello regionale, per verificare sia l’utilizzo corretto dei pascoli sia l’effettiva realizzazione degli interventi. E quindi viene proposta una fase transitoria di due anni, orientata più all’accompagnamento degli operatori che alla repressione, per favorire un adeguamento graduale alle nuove regole.
L’iniziativa dell’imprenditore di Anversa degli Abruzzi vuole evidenziare le difficoltà per la pastorizia appenninica, stretta tra cambiamenti climatici, burocrazia e marginalità economica. La richiesta alla Camera di Commercio è chiara: farsi promotrice di un aggiornamento normativo che restituisca centralità al lavoro degli allevatori e garantisca una gestione sostenibile e produttiva dei pascoli.













