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Home Ru Turcənegl

Alfedena, percorsi sulle guerre del Novecento

Leondina Crispi di Leondina Crispi
23 Novembre 2025
in Ru Turcənegl
Reading Time: 7 mins read
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Alfedena, percorsi sulle guerre del Novecento
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Nell’ ottobre del  2013 ricevo una bella lettera dall’Architetto Gabriella Melone, allora  Assessore al Turismo, che mi chiede di produrre la documentazione d’archivio per la mostra-convegno da organizzare per il centenario della Prima guerra mondiale e per il 70° anniversario della liberazione , Il pensiero corre immediatamente verso due direzioni: le vittime e gli sfortunati concittadini alfedenesi, da inquadrare e contestualizzare secondo lo specifico evento –deceduti e/o dispersi per causa di guerra; e/o prigionieri di guerra o civili; la bella e popolosa Alfedena che nel 1889 contava 2781 abitanti, con le sue pregevoli emergenze archeologiche ed architettoniche, che le avevano fatto meritare l’inaugurazione del nascente museo civico, classificato come il più importante del Regno e della Stazione Ferroviaria Alfedena-Scontrone avvenuta  negli stessi anni.

Apprestandomi  a  formalizzare l’elenco delle Vittime, che amorevolmente e con affettuoso riguardo, già mi era stato consegnato da Teresa Di Bartolomeo, Nella Amorosi  e altri concittadini, mi rendo conto che  gli atti di morte  non sono inseriti solo nei  registri del  1918 o del 1943, bensì drammaticamente sparsi in un arco di tempo che va dal primo al secondo conflitto, per la precisione  anche abbondantemente oltre il 1954.

Le immagini della guerra di Lelia Di Domenico, di Isabella Spada, di Mario Rossi della famiglia Di Loreto, dell’Ingegner Angelo Spada e del Genio Civile, appaiono in tutta la loro drammaticità, sull’allora bellissima Alfedena: l’intero borgo medievale, ripreso dalla RAF poco prima dei bombardamenti è ridotto ad un ammasso di macerie da cui fanno capolino incredule finestre e portali ed il Monumento ai Caduti in Piazza Umberto I miseramente privato della pregevole statua della bella Madre Italia.

 Quello che rimane di tenero, in   tanto orrore, è la foto di un telone pieno di grano, steso al sole del Sagrato della Chiesa, la nostra bella Cattedrale i cui 14 Altari giacciono sotto le sue pietre squadrate…

Alfedena, più volte martoriata dalle catastrofi,  come potremo mai testimoniare quanto fosse bella  e importante? La nostra storia, la nostra antica e sannitica appartenenza, chi potrà mai trasmettere, se è stata cancellata a più riprese dalla stoltezza e dalla barbarica prepotenza umana?

Questa considerazione, forse poco adatta ad un semplice burocrate del comune, mi conduce verso la sensazione di  tristezza che  gli addetti del Comune negli anni cinquanta, devono aver  provato, nel trasferire presso il Museo di Chieti le numerosissime casse di reperti per salvarli dalle macerie, durante la ricostruzione.

Il progetto “Storie per tramandare la Storia”, prendendo spunto dai temi universali, integrati dalla documentazione e dalle testimonianze locali, abbraccia tutto il Novecento, sino ad arrivare ai nostri giorni.

Purtroppo anche nel primo dopoguerra sono registrati episodi di Eccidi che hanno interessato cittadini alfedenesi. In particolare la Testata giornalistica dell’Avanti n.216 del 20 settembre 1920 riporta la narrazione dei fatti accaduti in tale data, a seguito di una vivace contestazione della Lega dei contadini e selciatori, in difesa di un onesto e laborioso contadino di Alfedena, scaturita con la Commissione Governativa per la requisizione dei cereali, che ha causato  due morti e sei feriti.

Fra le testimonianze, lo splendido diario di guerra di Guido Biancone, che definisce la guerra come “un gioco di cinque pazzi di due eserciti contrapposti”, oltre ad aver appuntato giorno per giorno  gli stenti  sopportati durante lo sfollamento, la desolazione nel rientro ed il coraggio e la volontà di ripresa  e le frasi  altrettanto toccanti  sulla lettera inviata da un soldato tedesco della linea Gustav,  tornato ad Alfedena dopo trentadue anni dalla primavera del 44: “La collina di Alfedena….è stata per me la più cara.

Sarà dipeso senz’altro da Alfedena, paese distrutto e senza uomini, che giorno dopo giorno mi aveva fatto vedere la insensatezza della guerra”.

Intanto il  Presidente dell’Associazione Alpini, Tony Valeri, ci consegna  una “cassetta” ritrovata, a Roma, sulle bancarelle di antiquariato a Porta Portese, appartenuta  ad un nostro soldato, Guido Di Giulio, (il primo dei soldati alfedenesi a morire) e nel pomeriggio salta fuori il certificato del Ministero della Difesa di “Conferimento della Croce al Merito” attribuito ad un altro nostro soldato, Armando Crispi, morto a soli venti anni e tornato in Patria dal fronte greco albanese solo nel 1954.

 “Storie per tramandare  la storia”  ed il Percorso successivo inaugurato il 04 novembre 2014  intitolato “Percorsi sulla Guerra per costruire la pace” della Dr.ssa Sara Melone, Autrice della sezione  “Vite sulla Linea”, con l’accurata trasposizione su pannelli illustrati, ha gettato le basi per la stampa del Catalogo  e la realizzazione del Convegno e del documentario video, con la magistrale interpretazione della Signora Adele Manti De Amicis e del piccolo Giuseppe Calabrese.

 Il Catalogo d’arte fu dato alle stampe con la collaborazione dell’Associazione “SM’ART” di Isernia.

La collaborazione  con la Dottoressa  Sara Melone di Scontrone e  del Dottor Domenico Tomassone di Barrea, costituirono  evidente  testimonianza  che lavorare in sinergia  apre i confini e consente di ampliare la visuale  ai temi universali del novecento, rendendo  opportuno  allargare il dibattito scaturito durante il convegno ai paesi di  Scontrone, Castel di Sangro, Roccaraso e Rocchetta al Volturno, quest’ ultimo, gentile sostenitore tramite il Laboratorio per l’arte contemporanea dell’Università degli studi del Molise e del locale museo della guerra.

Il progetto, negli anni successivi ha creato interessanti sviluppi e contatti, che hanno riguardato famiglie ebraiche internate in Alfedena, sepolture germaniche rinvenute sul Pianoro Campitelli,  scrittori ed esperti d’arte per l’esatta identificazione all’artista alfedenese autore del Monumento ai Caduti – inaugurato il giorno 23 giugno del 1924,  Emilio Di Palma, emigrato in Francia, nonché per la esatta datazione delle  foto e per risalire alla motivazione della rimozione della statua rappresentante la Madre che sostiene il figlio caduto (Se per donazione imposta da esigenze di guerra  oppure distrutta per damnatio memoriae);  nonché contestualizzare la dolorosa scomparsa di un altro alfedenese, soldato di fanteria,  Francesco  Colamarino figlio di Amedeo, calzolaio e di Ester Mafalda Gelso, detta Lucietta, casalinga, che cadeva a Quinto di Treviso il 29 aprile 1945, alla vigilia dell’entrata in città delle prime truppe alleate.

Il Signor Camillo Pavan ha ricostruito l’episodio, pressoché ignorato dalla memorialistica e dalla storiografia locale, permettendo la pubblicazione di un volumetto a cura dell’Istituto per la Storia della Resistenza.

Nel volume oltre a sottolineare le particolari doti del bellissimo ragazzo abruzzese, viene messo in risalto il grande ed inconsolabile dolore per la perdita, della mamma Lucietta, che non poteva neanche parlarne in famiglia del figlio scomparso,  come ricordato dalla nipote Assunta.

Dalla Signora Fernanda Caldari apprendiamo che un certo Landsburger Elias fu Samuele, Medico, aveva una figlia di nome Gerda, diventata amica di sua sorella Elda e  che una volta, quel bravissimo medico venne a visitarla, proprio nell’attuale Sede Municipale ove all’epoca la sua famiglia abitava e dove aveva sede la  Banca Cooperativa Selciatori di Alfedena. (Edificio anch’esso danneggiato dalle bombe dei tedeschi in ritirata).

In sintesi, tenendo buono l’assunto che la guerra non è solo la negazione della pace bensì un valore di sintesi, (rispetto, uguaglianza, convivenza civile) da proteggere e condividere, come ben espresso dalle Autorità presenzianti, e che l’ampia panoramica libera da schemi, sulla guerra e sulle vite in tempo di guerra, lasci sempre valida l’affermazione della Preside Cinzia D’Altorio:  “solo la memoria rende liberi”,  mi  soffermo sulla testimonianza della Signora Adele De Amicis sulla notte in cui avvenne  il bombardamento su Alfedena:

“Nessuno urlò quella notte…ricordo solo dalle case le Ave Maria dette dalle finestre, quasi dovessero servire da contraerea per  quell’incursione così assurda”.

Preghiera per la Notte…

Angeleglie mia ch’ sì ru  cumbagn’ mia

Uardam stanott’ ch’ nen  facce ‘na brutta mort

Ji’ secc’ la culecata e nen secc l’arrezzata

L’alma mia Te sia areccummannata

Gesù Giusepp’ e Maria Vi dono il cuore e l’anima mia

Gesù Giusepp’ e Maria assistetemi nell’ultima agonia

Gesù Giusepp’ e Maria spiri in pace con Voi l’anima mia

Gesù Giuseppe e Maria l’ultimo mio cibo sia l’Eucarestia

Gesù Giuseppe e Maria a Voi affido la vita e la famiglia mia.

Triste considerare che il bombardamento della chiesa fu determinato da un errore angolare del pilota. L’obiettivo doveva essere l’edificio scolastico a poca distanza che, anche se contrassegnato da una  croce rossa, veniva considerato deposito di armi.

Leondina Crispi

Tags: AbruzzoAlfedenaAlto SangroLeondina Crispipaese dei dottoriprima guerra mondialeRicostruzione post sismaRu Turcenegl’seconda guerra mondialeStorie per tramandare la Storia
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